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Questo “Lunedì del GDF” è stato focalizzato sulla revisione del fondo sanitario integrativo FISDAF e sul contesto più ampio della sanità in Italia. L’incontro è stato aperto da Luigi Maglione, che ha ricordato il suo invito dello scorso gennaio a incentivare la sottoscrizione della polizza per evitare il rischio di fallimento della raccolta. Maglione ha spiegato come la necessità di raggiungere il quorum entro la data limite fosse critica per la sostenibilità del fondo. Ha inoltre introdotto l’intento di questo primo passo: costruire un percorso più partecipativo per il rinnovo e la gestione futura delle polizze, coinvolgendo attivamente i soci. Carlo Cavallo ha poi preso la parola, sottolineando l’importanza della sanità per i membri del gruppo dirigenti FIAT, un tema prioritario emerso anche dai questionari precedenti. Cavallo ha prospettato l’apertura di un canale di comunicazione, coordinato dal gruppo, per facilitare la gestione delle pratiche e garantire un servizio più efficace.
Si è quindi entrati nel vivo dell’intervento di Stefano Sasso – direttore FISDAF - che ha approfondito l’analisi, spiegando i recenti cambiamenti della sanità italiana, pubblica e privata, e il loro impatto sui fondi integrativi come il FISDAF. Ha sottolineato come il sistema sanitario pubblico stia affrontando crescenti difficoltà economiche, trasferendo progressivamente i costi sui cittadini. La sua presentazione è iniziata con un’analisi storica della sanità italiana, dalle origini delle società di mutuo soccorso fino alla costituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nel 1978. Ha spiegato il ruolo dei fondi sanitari integrativi, nati per sopperire alle carenze del SSN, e l’importanza della fiscalità agevolata per garantire la sostenibilità finanziaria di tali fondi.
È stato presentato uno scenario complesso: nel 2023 la spesa sanitaria in Italia ha raggiunto i 170 miliardi di euro, con un crescente contributo dei cittadini (out-of-pocket), che supera il 23% del totale. Questo trend evidenzia una crescente disparità nell’accesso alla sanità tra famiglie a basso e alto reddito. Sono stati analizzati i numeri relativi alla spesa sanitaria intermediata, con particolare attenzione al ruolo del FISDAF, che si distingue per la sua capacità di erogare un alto livello di supporto ai soci. Tuttavia, la sostenibilità del fondo è stata messa sotto pressione dall’aumento delle richieste e dalla crescita dei costi delle prestazioni, specialmente dopo la pandemia.
Sasso ha descritto la governance e l’efficienza del FISDAF, evidenziando come il fondo sia stato strutturato con rigore per gestire al meglio le risorse, nonostante il personale ridotto. Ha spiegato che dal 2020 c’è stato un aumento esponenziale delle pratiche gestite, da 43.000 a 53.000, con una crescita della sinistrosità dovuta al rinvio delle cure durante la pandemia. In questo contesto, il FISDAF ha rimborsato in media 1.500 euro per socio nel 2023, un dato che conferma l’impegno verso i membri, ma che ha anche richiesto interventi per garantire la sostenibilità economica.
Particolare attenzione è stata dedicata alla revisione delle coperture integrative, differenziate per dirigenti attivi e pensionati. Il fondo ha affrontato difficoltà significative nel mantenere le condizioni favorevoli a causa delle elevate perdite tecniche subite dagli assicuratori, che hanno richiesto tagli e riallineamenti delle garanzie. Per i dirigenti attivi, vincolati dal contratto collettivo, le modifiche sono state limitate, mentre per i pensionati è stato necessario ridefinire le coperture, mantenendo comunque un alto livello di protezione rispetto agli standard di mercato.
L’incontro ha anche evidenziato le sfide legate all’adesione alla nuova polizza per i pensionati, che ha raggiunto il 59% rispetto al 63% del quadriennio precedente. Nonostante le difficoltà, il FISDAF ha investito risorse proprie per sostenere la transizione, garantendo una continuità di servizio. Infine, è stato sottolineato il ruolo cruciale della solidarietà tra dirigenti attivi e pensionati e la necessità di un approccio strategico per garantire la sostenibilità del fondo nel lungo termine. L’impegno del FISDAF nel dialogare con i soci e nel promuovere un percorso di miglioramento continuo è stato ribadito, delineando così le basi per affrontare le sfide future.
Una specifica domanda dal pubblico ha permesso di chiarire le ragioni dietro l’aumento degli oneri per i pensionati rispetto ai dirigenti in servizio, giustificato con considerazioni di sostenibilità economica del fondo sanitario. I dirigenti in servizio hanno mediamente costi sanitari più bassi, circa €700 pro capite all’anno, rispetto ai pensionati, che arrivano a una media di €2.500. Questa differenza significativa ha reso necessario un bilanciamento dei costi attraverso l’applicazione di oneri più elevati per i pensionati, oltre al vincolo che per i dirigenti in servizio la quota è pre-definita dal contratto aziendale valido fino tutto il 2026.
È stato però riconosciuto che questa scelta, sebbene necessaria per garantire l’accessibilità alle prestazioni per la maggior parte degli associati, rappresenta una novità storica e una difficoltà morale per l’associazione, che si è sempre basata su un principio di solidarietà tra le diverse categorie di soci. È stato ribadito l’impegno a riconsiderare questa questione durante le future negoziazioni.
Si è infine ricordato l’impegno che il GDF, con il gruppo di consiglieri “Restart”, si è preso per seguire il prossimo rinnovo della polizza integrativa, garantendo una tempestiva informazione verso i soci e testimoniando l’impegno dell’associazione nell’ottenere le migliori condizioni possibili: è necessario mantenere un dialogo continuo tra GDF e FISDAF per un continuo e costante miglioramento del servizio nel contesto sempre più critico dello stato sanitario nazionale.
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